Quando, nel 2020, sul palcoscenico del mondo è calato il sipario avevo davanti a me due scelte. Aggrapparmi alle tende di velluto e tentare disperatamente di aprirle, trovando di fronte a me una platea vuota, legno polveroso e fari spenti. Oppure lavorare dietro le quinte.
Sterilità è nato così.
Da quella nuova quotidianità. Dal riprendere dove avevo lasciato, dall’idea di avere tutto il tempo per farlo in futuro. Quando l’orologio del mondo si è fermato e le giornate hanno assunto una nuova consistenza, ho capito che dovevo darmi uno scopo. Scandendo le settimane con un ritmo serrato in cui lui era la mia boccata di ossigeno. L’antidoto al silenzio. Il vaccino contro la paura. E ora che la scatola è stata aperta, insieme alle copie sono usciti anche i ricordi di quelle ore, le serate a cercare la parola giusta, a riflettere su una singola virgola; le idee maturate correndo sull’asfalto; quelle ripescate dai cassetti dell’infanzia. La soddisfazione di intraprendere questo viaggio. Che, ora, è anche vostro.
Il mio Romanzo
Trama
La grande città con il suo dinamismo prepotente che si contrappone alla fasulla lentezza di un paese di provincia, ambedue volutamente senza nomi in quanto archetipi che possiamo trovare ovunque. Mi piace definirlo come un romanzo di formazione che inizia in medias res e che coinvolge due cognate, e le relative famiglie, attraverso la comparsa di un deus ex machina che obbliga tutti quanti a fare i conti con loro stessi e con i rispettivi passati. L’infanzia e l’adolescenza di Elsa e Sofia, in particolar modo, vengono a galla attraverso i ricordi suscitati da parole, suoni, sapori e oggetti; tutti questi flashback ci guidano nella comprensione di che cosa le abbia condotte a diventare quello che sono oggi.
La sterilità è morale, e per certi versi emotiva; accomuna tutti i personaggi coinvolti nell’horror vacui delle proprie esistenze.
C’è l’amore per il cinema, quello per l’arte e la letteratura. Rimandi che aiutano a delineare le personalità dei protagonisti tratteggiandone i contorni poco alla volta. E invitando noi stessi a fare nostri anche i dubbi di questi cinque esseri umani, senza necessariamente doverci dare delle risposte.